È davvero arrivata la fine degli influencer?

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È davvero arrivata la fine degli influencer?

Risposta breve: dipende da cosa intendiamo con “influencer”.

In questi giorni è tornata alla ribalta un’intervista che Seth Godin aveva rilasciato nel 2021 a Il Sole 24 Ore. In questa intervista Seth Godin aveva dichiarato la “fine dell’era degli influencer”. Premesso che il messaggio di Godin era articolato e meno tranchant di come oggi viene artatamente collegato al pandoro-gate della Ferragni e di Balocco, ritengo che comunque non si possa parlare di “fine dell’era degli influencer”.

 

Quale categoria di influencer è destinata a scomparire?

Negli ultimi 20 anni internet è evoluta verso un modello non più monodirezionale, ma basato sull’interazione tra persone. In questo senso, le parole di Godin vanno relativizzate.

Se con “la fine degli influencer” intendiamo che si sta procedendo verso la fine di un modello puramente estetico, dove gli “influencer” in realtà sono semplici billboard su cui posizionare brand o prodotti, siamo d’accordo. La competizione è diventata gigantesca e le fonti di distrazioni, in assenza di altro tipo di valore, rendono indistinguibili profili e creator. In questo contesto, certamente troveranno grandi spazi i nuovi “virtual influencer”, avatar digitali che non esistono, ma che possono essere collocati in qualsiasi contesto e possono indossare qualunque prodotto, evitando costi di spostamento, location, shooting fotografici, ma anche scandali, malattie e intemperanze varie.

Se invece consideriamo il termine influencer nell’accezione tradizionale, non possiamo assolutamente affermare che siamo alla vigilia della fine. Oggi ci sono tantissimi creator che producono contenuti di valore, operando con competenza nella propria nicchia di riferimento, accumulando considerazione e follower. L’autorevolezza, la reputazione, la capacità di entrare nel merito dei prodotti o dei servizi testati, poco hanno a che fare con la frivolezza del puro estetismo tipico dell’accezione negativa che si da al termine “influencer”.

Anzi, possiamo affermare che sia in atto una sorta di step evolutivo ulteriore. La nuova leva di content creator, spesso più flessibili e reattivi dei soloni e dei grandi maestri, stanno prendendo coscienza di un elemento totalmente inedito: quando le persone ti seguono per i contenuti tecnici o specifici che produci, poi ne vogliono sapere di più. Ed ecco quindi che vengono attivati profili paralleli, basati sul lifestyle, in modo che chi vuole, può saperne di più di quel creator esperto di quella specifica materia.

 

influencer

 

Una svolta evolutiva speciale del concetto di influencer

Non solo creator che si muovono nella nicchia dell’intrattenimento per adulti, ma anche soggetti che dal nulla, hanno creato una propria identità online producendo contenuti disparati, dalla tecnologia, alle lingue straniere; dalla nutrizione, al turismo, sino alla letteratura e alla didattica.

Il fil rouge che collega ciascuno di questi nuovi produttori di conoscenza in pillole è la metodologia che seguono, basata soprattutto sulla produzione di contenuti video che durano mediamente meno di 3 minuti (su Instagram o su TikTok) o con formati più estesi su YouTube. Molti di questi nuovi esperti, che spesso hanno anche solo il merito di diventare esperti perché sono i primi a colonizzare un canale, hanno capito che affiancando altro alla produzione dei contenuti specifici, riescono a creare un legame più solido e coinvolgente con la propria fan base.

Sapere chi sono e cosa fanno quando non trattano le proprie materie specifiche, consente di creare un legame più solido con la fan base, che quindi si ritrova più disposta a iscriversi, mettere like ai video, sostenere il canale, finanche attivare un qualche tipo di abbonamento su una delle diverse piattaforme del nuovo modo di fare mecenatismo.

Questa nuova leva di creatori di contenuti e conoscenza, difficilmente potrà essere scalzata da avatar digitali, proprio perché ai secondi manca (e mancherà) tutta la complessità della narrazione “extra”. Allo stesso modo, questi soggetti saranno in grado di “influenzare” e orientare gli acquisti, proprio perché il loro posizionamento specialistico li rende credibili e autorevoli nel momento in cui un potenziale consumatore ricercherà informazioni, opinioni ed esperienze su Google e YouTube.

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